22) Locke. La necessit della giustizia civile.
La legge di natura, che richiede la riparazione al torto (una
riparazione proporzionata), comporta il costante pericolo di
guerra fra chi ritiene di aver subito un torto e chi l'ha
commesso. Di qui la necessit di un giudice civile affinch sia
ottenuta giustizia evitando la guerra fra le parti.
J. Locke, Secondo trattato sul governo, paragrafi 19-21 ( pagine
190-191).

La mancanza di un giudice comune fornito di autorit pone tutti
gli uomini in stato di natura; la forza esercitata senza diritto
sulla persona di un uomo determina uno stato di guerra, sia dove
c', sia dove non c' un giudice comune.
Ma quando la forza effettiva vien meno, lo stato di guerra cessa
tra coloro che sono in societ, e sono sottomessi nella stessa
misura, da entrambi i lati, alla giusta determinazione della
legge. Infatti in questo caso  a portata di mano il rimedio di un
appello per il torto passato e per prevenire il danno futuro. Ma
dove non  possibile un appello di questo genere, come nello stato
di natura, per la mancanza di leggi positive e di giudici forniti
di autorit ai quali appellarsi, lo stato di guerra, una volta che
 cominciato, continua, e la parte innocente ha il diritto di
distruggere l'altro ogni volta che pu, fino a quando l'aggressore
offre la pace e desidera la riconciliazione in termini tali, che
pu riparare ogni danno che abbia gi inflitto, e dare garanzie
all'innocente per il futuro.
Evitare questo stato di guerra, nel quale non  possibile
appellarsi se non al cielo, e nel quale anche la pi piccola
differenza pu determinare l'esito della controversia, poich non
c' nessuna autorit che decida tra i contendenti, questa 
l'unica grande ragione per la quale gli uomini si mettono in
societ e abbandonano lo stato di natura. Perch, dove c'
un'autorit, un potere sulla terra, al quale sia possibile far
ricorso per avere aiuto, viene esclusa la continuazione dello
stato di guerra, e la controversia  decisa da quel potere.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagina 614.
